Una rivoluzione silenziosa e algoritmica sta per cancellare un’intera arte. Il prossimo movente di Spotify, una fusione simbiotica con generatori di AI come Suno, non è un semplice upgrade, ma un colpo di stato sulla creatività. Immagina: la piattaforma analizzerà le tue playlist per forgiare in pochi secondi brani iper-personalizzati, tagliando fuori non solo i dj ma gli stessi artisti. Il modello di business è agghiacciante nella sua efficacia: dividere i proventi con le major discografiche, gli unici attori che detengono ancora un catalogo sufficiente a “nutrire” mostri del genere, creando un oligopolio dell’audio.

La professione del dj, già in affanno, verrà spazzata via da software in grado di mixare in eterno senza stancarsi, come già testato in eventi privati nella cupa Silicon Valley. È la profezia di un’era end-to-end, dove un’unica piattaforma controlla produzione e distribuzione, esattamente come Apple tentò di fare con l’hardware. La magra consolazione che questa deriva migliorerà la qualità musicale è una pericolosa illusione. È vero il contrario.

Se la produzione si sposta massicciamente sull’AI addestrata sul materiale esistente, il risultato non sarà innovazione, ma un’implosione stilistica. È l’equivalente culturale di riprodursi tra fratelli: un rimpallo di cliché che livella tutto verso il basso in modo esponenziale. Il degrado sonoro, forse impercettibile all’inizio, diverrà palpabile in pochi anni, al punto che rimpiangeremo persino la monotonia trap degli anni ’20. Il paradosso è che questa corsa all’autodistruzione è guidata più dalla casualità che da un piano malvagio. Nessuno, nemmeno i suoi creatori, comprende appieno il motivo per cui modelli come i transformer funzionino così bene. Hanno preso un meccanismo progettato per indovinare la parola successiva in una frase e, in un delirio di megalomania, lo hanno applicato alla creazione artistica, scoprendo con stupore che funziona. È un gigantesco autogol dell’umanità, che sta rilasciando una forza che non controlla e che forse non controllabile, non per una futura coscienza malevola tipo Skynet, ma per la nostra stessa incoscienza nel perseguire un progresso del quale ignoriamo completamente le conseguenze. Stiamo accelerando volontariamente verso il baratro, molto prima che l’IA possa pensare di spingerci da sola.