La recente approvazione della legge sull’intelligenza artificiale segna un punto di svolta per artisti e creativi che utilizzano strumenti di generazione automatica.
Con l’approvazione definitiva al Senato della nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale, si chiude una fase di incertezza normativa che ha tenuto in sospeso migliaia di artisti, musicisti e creativi digitali. La questione era particolarmente sentita da chi, come molti utenti di piattaforme come Suno, si trovava a produrre opere attraverso l’IA senza sapere come tutelare legalmente il proprio lavoro.
Le novità normative: articolo 1 e 70-septies della Legge sul Diritto d’Autore
La legge introduce modifiche significative alla storica Legge 633 del 1941 sul diritto d’autore. L’articolo 1 viene integrato specificando che sono tutelate le opere dell’ingegno “anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore”.
Parallelamente, viene introdotto il nuovo articolo 70-septies che disciplina il text e data mining per l’addestramento dei sistemi di IA, consentendo “riproduzioni ed estrazioni da opere o da altri materiali contenuti in rete o in banche di dati a cui si ha legittimamente accesso” per l’alimentazione degli algoritmi generativi.


La normativa stabilisce un principio chiaro: l’IA può essere uno strumento, ma l’autore deve rimanere umano. Come auspicava l’avvocato Giorgio Tramacere, intervistato nel podcast The Midance Monday: “Sono protette dal diritto d’autore tutte le opere generate con l’AI dove l’autore abbia avuto un ruolo significativo nel processo creativo. Questo contributo non devi dimostrarlo a nessuno, salvo che qualcuno contesti la mancanza di creatività nella tua opera”.


La questione del burden of proof è cruciale: non spetta all’artista dimostrare preventivamente la propria creatività, ma eventualmente difenderla in caso di contestazione legale.
Resta aperto il tema più spinoso: quello delle violazioni inconsapevoli del copyright. Piattaforme come Suno e Udio non rivelano i dataset utilizzati per addestrare i loro modelli, esponendo gli utenti al rischio di generare opere che incorporano elementi protetti da copyright altrui.
In questi casi, nemmeno la registrazione SIAE offrirebbe protezione completa, lasciando spazio a potenziali dispute giudiziarie che potrebbero coinvolgere sia l’utente che la piattaforma stessa.
Di fronte a questo scenario, emergono diverse strategie di protezione:

  1. Documentazione del processo creativo: alcuni artisti registrano le sessioni di lavoro per attestare il proprio intervento
  2. Modifiche post-generazione: aggiunta di arrangiamenti, testi o elementi musicali suonati da musicisti reali
  3. Deposito multiplo registrazione sia della versione generata dall’IA che di quella rielaborata per evidenziare le differenze
    La legge italiana si inserisce in un contesto internazionale in evoluzione. Il Giappone ha fatto da apripista con una normativa che riconosce la tutela delle opere generate da IA purché sia presente un “controllo umano significativo”. Negli Stati Uniti, invece, casi come Thaler v. Perlmutter hanno stabilito che non possono essere riconosciuti diritti su opere create esclusivamente da sistemi di IA senza contributo umano.
    La nuova legge italiana rappresenta un tentativo di bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei diritti. Se da un lato apre le porte all’utilizzo creativo dell’IA, dall’altro mantiene saldo il principio che la creatività resta prerogativa umana.
    Per artisti e creativi, il messaggio è chiaro: l’IA può essere un potente alleato, ma non un sostituto. Come conclude Tramacere: “Andate tranquilli, lavorate pure con l’AI e metteteci sempre del vostro”.
    Tuttavia, in un panorama normativo ancora in rapida evoluzione, la prudenza rimane d’obbligo. L’ideale è utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di ispirazione e accelerazione creativa, mantenendo sempre un controllo artistico significativo sul processo e consultando esperti legali prima di progetti di grande portata commerciale.
    La vera sfida sarà ora nell’applicazione pratica di questi principi, che dovranno essere testati nei tribunali e nell’esperienza quotidiana dei creativi digitali.