Una startup porta al NAMM uno strumento che promette di far sentire il basso letteralmente sotto la pelle, trasformando il corpo in un sistema di monitoraggio. Si chiama Groove Thing e, dopo una campagna Kickstarter di grande successo, si presenta come il primo “lettore musicale interno” al mondo. Concettualmente, si colloca all’incrocio tra un’esperienza somatico-musicale estrema, come quelle ricercate da alcuni sound artist, e un sex toy tecnologico di alta gamma. Il sistema è composto da una base Bluetooth con controlli dedicati, che comunica con un “puck” risonatore.

A questo si collegano, a seconda delle preferenze, diverse forme risonanti progettate per la stimolazione interna o esterna, con modelli dedicati. L’idea fondante è superare la semplice vibrazione ritmica: il dispositivo promette di riprodurre la musica come sensazione fisica distinguibile, facendo percepire all’utente la differenza tra note alte e basse, il ronzio di una chitarra e la scossa di un basso. Un’affermazione audace che solleva domande sul futuro dell’ascolto e della performance. Se il SubPac ha esternalizzato l’esperienza tattile della musica, Groove Thing la interiorizza radicalmente, spingendosi in territori inesplorati che mescolano sound design, wellness e piacere personale. La sua presenza al NAMM, all’interno dello spazio Music Innovation Hub, segna un tentativo di legittimazione nell’ambito della tecnologia musicale professionale, suggerendo una potenziale futura distribuzione retail. Resta da vedere se il mercato sia pronto ad accogliere uno strumento che trasforma il corpo del dj o dell’ascoltatore in un vero e proprio monitor risonante, sfidando ogni convenzione sull’esperienza musicale. La frontiera del sound sembra spostarsi dalle casse acustiche alla pelle, in una ricerca di coinvolgimento totale che non esclude nessun senso.