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La musica elettronica continua a espandersi come industria globale, ma sul fronte della rappresentanza di genere il ritmo del cambiamento resta decisamente più lento. A confermarlo è il nuovo IMS Electronic Music Business Report, presentato all’International Music Summit, secondo cui le dj donne rappresentano appena il 15% degli utenti registrati su AlphaTheta, società madre di Pioneer DJ e punto di riferimento mondiale per hardware e tecnologie dedicate ai professionisti del settore. Il dato segna una crescita minima rispetto agli anni precedenti: erano il 13% nel 2023 e il 14% nel 2024. Un miglioramento progressivo, ma ancora insufficiente per parlare di reale equilibrio nel mondo dei club, dei festival e delle console. Il report, firmato da Mark Mulligan di MIDiA Research, evidenzia come le artiste stiano conquistando una quota crescente di slot da headliner, segnale importante sul piano della visibilità. Tuttavia, la base complessiva dei professionisti resta fortemente squilibrata e continua a riflettere decenni di abitudini, pregiudizi e dinamiche esclusive sedimentate nel tempo. In altre parole, aumentano i nomi simbolo, ma il sistema nel suo insieme cambia troppo lentamente. AlphaTheta ha avviato negli ultimi anni iniziative orientate all’inclusione, come il podcast Equal Beats, pensato per valorizzare donne e persone non binarie che stanno contribuendo all’evoluzione della scena elettronica internazionale.
Tra gli ospiti figurano artiste come Sama’ Abdulhadi e Lady Shaka. Progetti utili sul piano culturale, ma che da soli non bastano a correggere squilibri strutturali radicati nella filiera musicale. Intanto il business corre: il comparto globale della musica elettronica è cresciuto del 7% nel 2025, passando da 14,2 a 15,1 miliardi di dollari. Un’espansione economica che rende ancora più evidente il contrasto tra profitti record e inclusione incompleta. Se il mercato cresce, cresce anche la responsabilità di renderlo più aperto e rappresentativo. Il problema emerge con forza soprattutto nei cartelloni dei grandi eventi. Nel Regno Unito il collettivo NOT BAD FOR A GIRL ha denunciato come uno dei principali festival previsti nel 2026 presenti una lineup composta per l’80% da artisti uomini. Numeri che mostrano come la distanza dalla parità non solo persista, ma in alcuni casi sembri ampliarsi. Le attiviste ricordano che le artiste generano pubblico, premi, impatto culturale e ricavi miliardari nel live entertainment, eppure continuano a essere sottorappresentate nelle scelte artistiche. Anche il mondo dei premi internazionali non offre segnali rassicuranti. Un’analisi diffusa in occasione dei GRAMMY Awards 2026 ha rilevato che meno di un quarto dei riconoscimenti è andato a donne, mentre tra il 2017 e il 2026 le nomination e le vittorie femminili si sono fermate attorno a una su cinque. La conclusione è chiara: la questione non riguarda il talento, ormai evidente e consolidato, ma l’accesso alle opportunità. La console non è più un territorio esclusivamente maschile, ma il cambiamento reale richiede scelte concrete da parte di promoter, etichette, festival, media e brand. Finché i numeri resteranno questi, la parità nella musica elettronica sarà ancora una promessa più che una realtà.












