Non avevo mai pianto per la chiusura di una libreria. Le librerie, l’avevo detto mille volte anche al Salone del Libro giorni fa, sono esseri umani, i libri sono esseri umani. I libri sono e restano esseri umani.
Chiudere una libreria così, dove avevo comprato una sequenza infinita di libri, è stato proprio brutto. L’essere umano, che aveva inventato il libro, ha davvero fallito. Non è fallita Hoepli, qui ha fallito l’essere umano.
Come da bambino mi era piaciuto entrare in un olimpo di giocattoli a più piani come succedeva negli store di New York o a Londra, e lì i miei genitori mi avevano viziato, così poi è stato entrando nel mood dell’editoria, dritto dentro quella meravigliosa libreria in pieno centro, a sua passi dal Duomo e dove mi sono volentieri perso più volte, tra gli scaffali. La libreria Hoepli mi è sempre sembrata un’enclave di un centro a volte fin troppo turistico.
Brutta cosa. Sabato ho pianto. Mi sentivo un coglione a piangere per la chiusura di una libreria. Ma, assicuro, è stato brutto vedere una libreria storica andare a fanculo. Quanti cazzo di libri avevo comprato lì, negli anni. Che merda. Che merda. Che brutta cosa, che brutta cosa vedere i commessi tristi dentro, gli scaffali vuoti, che merda. Proprio a giorni dallo svolgere del Salone del Libro a Torino, l’essere umano ha mostrato la sua pochezza.
Ora, solo ora, posso dirlo in modo orgoglioso, lì ho passato alcune delle più belle ore della mia vita. Sono orgoglioso di essere stato un suo affezionato cliente. Ciao Hoepli, ti vorrò sempre tanto bene.











